10 luglio 2022 ore 13:00

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La consapevolezza di sé, del proprio corpo quale canale osmotico, permeabile agli stimoli esterni e completamente disponibile a far passare tutto ciò che l’anima dispone, è una ricerca che dura tutta una vita.
In questo laboratorio viene però intrapreso un piccolo percorso, un’esperienza fisica di attuazione degli impulsi, sperimentare un’ottica diversa, una ricerca di appagamento e di onestà per un teatro che non evoca né simula, ma semplicemente attua. “Il corpo non mente mai”, diceva Martha Graham. Eppure l’uomo mente continuamente, per mantenere un ruolo sociale, per non esporsi, per evitare il conflitto. E la menzogna a cui ci sottoponiamo provoca stress, malattia.
Nello spazio protetto del teatro il corpo può riprendersi la sua centralità, sradicare moralismo e convenzioni, ritrovare l’istinto e l’onestà.
Verranno praticati alcuni esercizi propedeutici all’ascolto, alla gestione dello spazio, all’uso della voce e del corpo.
A partire dalle azioni più semplici e quotidiane, quali la camminata, la corsa, i salti, o le manipolazioni abituali che ripercorriamo nella routine, il corpo potrà essere riscoperto. Il movimento, spogliato da ogni orpello estetico, diventa uno strumento per l’azione che è l’unico scopo del movimento stesso.
Il pavimento diventa un partner fondamentale e per l’efficacia dell’azione nello spazio tutto il corpo viene abituato ad essere pronto e disponibile. Ogni parte di esso può essere sfruttata per spostarsi.
Fuoco del movimento è il “centro” (il bacino), che teatralmente è la sede della volontà e del desiderio, e la “periferia” (mani e piedi) sono strumenti per spostarsi con la massima efficacia e rapidità.
Ecco quindi che il movimento diventa un teatro di passioni e di pulsioni. Nella relazione con l’altro i corpi diventano consci delle proprie caratteristiche e peculiarità e in un gioco di ruoli ben definiti, in cui ognuno assume il proprio compito.
Ma prima, ogni corpo dovrà assumersi la propria anima.

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